Lo scambio

0
316
ragazza mora succhia un grosso cazzo nero

Se c’era una cosa che accomunava me e il mio fidanzato, questa era voler provare almeno una volta nella vita (da coppia, si capisce), lo scambio. Era un segreto che ci portavamo da tempo nascosti nel nostro profondo e che entrambi avevamo timore e vergogna a esprimere per la paura che l’altro l’avrebbe presa male e che le cose tra noi sarebbero potute cambiare. Poi, un giorno, finalmente, così, quasi per gioco, mi decisi a dichiararlo.

Eravamo al cinema a guardare un film horror (importante questo particolare perché dovete sapere che la storia del film non c’entrava nulla con quello che stava accadendo poco lontano da noi) e notammo che nelle file in basso, quelle che fiancheggiavano la scalinata a sinistra, c’erano dei movimenti strani. Lì, infatti, stavano sedute quattro persone, due uomini e due donne. L’ordine esatto era: uomo, donna, uomo, donna. Quindi una delle donne si trovava a sedere tra due uomini. Fu proprio questa che attirò la nostra attenzione. In sostanza stava scappellando duro i tizi ai suoi fianchi mentre l’altra, quella alla estrema destra, con la mano ravanava tra i coglioni di quello che aveva a fianco, alla sua sinistra e in più gli leccava l’interno dell’orecchio. Non sapemmo mai chi fosse quella compagnia che ci dava dentro in un cinema semivuoto durante la proiezione di un film horror, però questo tanto bastò per farmi ammettere che se quelle erano coppie, la cosa mi eccitava da morire. Essere io al posto di quella che smanettava i cazzi turgidi, mi mandava in visibilio. Tale affermazione lasciò di stucco il mio fidanzato che mi guardò da prima con un’aria basita e, subito dopo, la sua espressione stupita, forse anche un po’ smarrita, divenne di gioia e furbetta. Non supponeva neanche lontanamente di avere una ragazza con quelle idee e voglie in testa e la cosa, dato che poi ero stata io a fare il primo passo rischiando di grosso, lo riempiva di felicità.

Al ritorno in macchina parlammo per un po’ dell’argomento, non di quello che avevamo visto al cinema, ma di come poter fare per riuscire a trovare un’altra coppia che decidesse, accettasse, di farlo con noi. Discutemmo di cosa piaceva a me e a lui, così da trovare una quadra, un punto in comune su cui poter lavorare, avviare una ricerca.

Optammo per la classica visita in un club privè ma io fui da subito contraria poiché, essendo la nostra prima volta e non avendo esperienza alcuna in questo genere di cose, questa stessa esperienza ci sarebbe potuta non piacere e il fatto di essere circondati da gente tutt’attorno che ci guardava, non mi attirava. Volevo, almeno per il nostro esordio in questo mondo nuovo, avere un minimo d’intimità.

La cosa che faceva “paura” a entrambi era che sicuramente ci sarebbe stata mancanza di feeling, dato che l’avremmo fatto, certamente con un po’ di imbarazzo da parte mia, con due tipi totalmente sconosciuti e il rapporto sessuale sarebbe potuto divenire piuttosto freddo e macchinoso, privo di coinvolgimento.

Tutte quelle chiacchiere, utili, sia ben chiaro, mi avevano messo addosso un bel po’ di voglia.

Senza che lui smettesse di guidare, gli allungai la mano sul cazzo. Mi disse di fermarmi, doveva rimanere concentrato sulla guida ed era buio, ma io feci finta di non sentire e continuai. Gli sbottonai i pantaloni e glielo tirai fuori. Non so se ci avete mai provato, ma tirare fuori un cazzo moscio da un jeans e farlo mentre il vostro ragazza è seduto, non è un’impresa facile.

Scapocchiai abbassando la pelle che liberò la capocchia. Dovetti fare tutto con due dita, il pollice e l’indice in quanto non gli era venuto duro e perciò dovetti accontentarmi del cazzetto che sembrava quello di un ragazzino.

Succhiai come si succhia un lecca lecca, giusto la cappella avevo in bocca. Il mio ragazzo, invece di sborrare, per qualche assurdo motivo si pisciò addosso. Dopo un primo scossone da parte mia, che tirai la testa indietro, per evitare che pisciasse ovunque, lo ripresi in bocca e bevvi quel liquido amaro e caldo. Era la prima volta che mi capitava e la cosa mi schifò ma, al contempo, piacque.

Giunsi a casa che puzzavo di pisciazza. La maglia era zuppa ma tanto, ormai, mi sarei buttata in doccia e messa il pigiama per andare a letto.

Ci salutammo e rimanemmo d’accordo che l’indomani avremmo parlato meglio sul da farsi, definendo i dettagli della faccenda.

Già durante tutta la sera mi misi al pc e diedi un’occhiati sui vari siti, davvero tanti, troppi, di incontri e scambio di coppia. Mi iscrissi a quelli che mi sembravano più seri e con feedback positivi e feci una cernita degli annunci più allettanti.

Ce ne fu uno che mi attirò in modo particolare. Oltre il fatto di voler fare scambio di coppia, volevo anche farlo con un negro. Sì, negro, in maniera dispregiativa. Lo desideravo perché lo vedevo come uno schiavo, capite, un’inferiore, uno che deve ubbidire. E quando una donna bianca come me vuole un cazzo nero, questi glielo deve dare e sentirsi lusingato per la possibilità.

L’annuncio che attirò maggiormente la mia attenzione, quindi, fu uno, il solo, unico che trovai, in cui la coppia era formata da una donna di mezza età e uno scappato di casa negro che stava con lei per la cittadinanza, dato che lì dicevano che erano sposati, e i soldi. Non erano avvenenti, né l’uno né l’altra, ma dovevo fare di necessità virtù e accontentarmi di quel che passava il convento. In foto sembrava che lui avesse un bel cazzone, confermando lo stereotipo che i negri hanno il cazzo grosso. Avrei confermato, speravo a breve, il secondo stereotipo: che puzzano. Il pensiero che col suo odore selvaggio mi scopava bagnandomi di sudore, mi eccitava. Sotto questo aspetto dovete leggere le mie parole e niente altro. Non è razzismo, non c’entra nulla.

Lasciai un messaggio privato. I commenti degli altri utenti che li avevano incontrati erano più che lusinghieri, ma poteva trattarsi di mera cortesia.

Telefonai al mio ragazzo, al quale non avevo detto niente dei miei gusti in fatto di gente di colore e non lo avvisai, tenendo per nulla in considerazione, la questione che lui voleva sbattersi una bella figa giovane, anche più giovane di lui e di me, e invece mi ero fatta avanti con una che bella non era e giovane neanche. Non me ne fregava un cazzo: volevo godermela io l’eventuale serata di scambio.

Gli accennai qualcosina, restando molto sul vago, per evitare che, una volta lì davanti a loro, l’altra coppia, il mio fidanzato potesse tirarsi indietro.

Ricevetti la risposta di conferma a un primo incontro formale, il mattino seguente. Non stavo nella pelle. Mi sentivo tutta eccitata!

Mi accordai per vederci quel tardo pomeriggio stesso. Non volevo attendere più del dovuto e speravo di concludere a breve, di andare dritto al sodo dopo le prime quattro inutili chiacchiere di circostanza.

Mi misi in macchina e andai a prendere il mio ragazzo al lavoro. Attesi che uscisse dall’ufficio. Non lo avevo avvisato dell’appuntamento. Non gli diedi il tempo neppure di tornare a casa per farsi una doccia e cambiarsi. Lo condussi direttamente al luogo dell’appuntamento.

Gli altri due erano giù lì. Appena li vide, il mio fidanzato si arrestò di colpo e mi guardò stranito. Lei era peggio di com’era in foto e il marito non aveva l’aspetto di uno in forma. Per quel che mi riguardava: questo poteva essere per noi un punto di vantaggio, nel senso che eravamo più tutto, rispetto a loro: più giovani e belli e questo avrebbe permesso (almeno me lo auguravo) che da lì a qualche minuto sarei stata sotto al negro a farmi ficcare.

Ci presentammo e sedemmo. Ci guardavano intensamente, con un largo sorriso che copriva tutta la faccia. Spiegammo che era la nostra prima volta che facevamo scambio. Fui io e solo io a intrattenere il dialogo con loro.

Come sospettavo: quelli non vedevano l’ora di poter scopare con noi. Suppongo non immaginassero che si sarebbero trovati davanti una coppia tanto giovane.

Approfittai della cosa e tagliai corto. Proposi di appartarci nel parcheggio vicino la stazione e di farlo lì, subito. Non se lo fecero ripetere due volte e ci recammo a piedi al luogo designato.

Mentre camminavamo, lasciai la mano del mio ragazzo e presi sottobraccio il tipo, toccandogli vogliosa il culo. Sua moglie se ne stava impalata e non faceva nulla. Incominciai, così, a toccargli la minchia da sopra i pantaloni. Mi mordevo le labbra quando lo facevo e stringevo forte, tanto che lei mi disse di andarci piano, che non voleva facessi male al suo schiavo negro. Non lo chiamò così, ma fu quello che pensai io.

Gli abbassai la cerniera e glielo presi in mano, tirandolo e trascinandolo dove volevo come fosse un cane al guinzaglio. Già mi aveva bagnato le dita con la sua voglia liquida. Gli altri due si fermarono poco più dietro. Il mio ragazzo palpava le tette mosce che arrivavano alla pancia, di quella milf di merda, mentre lei lo baciava in bocca, leccandogliela in maniera sguaiata e volgare. Mi faceva schifo!

Appena fu possibile e trovai un ritaglio di spazio in cui nasconderci, mi abbassai e succhiai veloce. Lui cominciò a gemere forte. Mai nessun maschio geme come fece lui quando glielo succhiavo. Di solito stanno zitti. Il negro, invece, godeva e me lo faceva sentire. Aveva la capocchia che sapeva di pipì. Si vede che era andato a farla poco prima che arrivassi io. Glielo domandai e me lo confermò dopo un secondo di titubanza. Con la punta della lingua cercavo di allargargli il buchino, facendoci scivolare dentro della saliva. Gli bruciava, perché si tirò indietro e fece una smorfia di dolore. Lo voltai, allora, e la lingua gliela misi nell’ano, leccando tutto il culo floscio. Gliela facevo entrare più dentro possibile, quasi come a volergli pulire il buco del culo. Lui godeva e godeva tantissimo Il cazzo gli era venuto bello duro e, con me che gli stringevo i coglioni, il pene arrivò a grattare con la cappella al muro contro il quale lo avevo fatto poggiare.

La moglie era alle prese con un pompino al cazzetto moscio del mio tipo. Gli succhiava la capocchietta e gli dava dei colpetti di lingua. Il viso del mio fidanzato era sofferente. Aveva gli occhi chiusi e suppongo stesse pensando che a fargli il servizietto ci fossi io o un’altra più avvenente.

Il negro, senza preavviso, sborrò. Io glielo svuotai bene, mi assicurai che lo sburro fosse uscito tutto, completamente, ma di certo non potevo ritenermi soddisfatta: lui non mi aveva sfiorato proprio. Da questo punto di vista, non avevo scelto affatto bene e mi suonavano strani tutti quei commenti positivi sotto al loro profilo sul sito di incontri.

Mi alzai e mi sdraiai completamente su di lui, che era sempre girato di spalle, facendolo finire contro alla parete di fronte. Sembravo una poliziotta che doveva perquisirlo.

Non gli feci perdere l’erezione e proseguì a segarlo. Gli davo delle botte contro il culo nudo, come se volessi incularlo. Gli succhiavo il lobo dell’orecchio e gli ansimavo dentro, sussurrandogli che era un cazzo moscio, un fallito, un negro di merda, un’impotente… così, per provocarlo e avere una sua reazione. Volevo tornasse a essere maschio per far sì che mi prendesse e scopasse come desideravo. Il suo odore acre, la sua puzza, cominciai a sentirla e la cosa mi eccitò ancora di più.

Con l’unghia del mignolo gli entrai nell’uretra e gli allargai la capocchia. Urlò per il dolore. Mi sentì mortificata. La moglie, alle prese con una disperata penetrazione da parte del mio ragazzo a cui rimaneva moscio, mi guardò in malo modo. Arrivai a ficcargli dentro tutto il mignolo e a lui uscirono le lacrime per il dolore. Lo facevo andare su e giù, chiedendogli se voleva che smettessi. Mi implorò di farlo. Gli proposi che se voleva che mi fermassi e che tirassi fuori il dito, mi avrebbe dovuta sbattere e sbattere forte. Non se lo fece ripetere due volte. Mi prese con vigore il braccio e fece uscire il dito dal suo capocchione nero. Non infilò nemmeno il preservativo e, come l’animale selvaggio che era, mi sollevò dal culo, portandomi all’altezza del suo cazzo dolorante. Gli cinsi il bacino con le cosce, lasciandogli libero l’ingresso alla mia fica, che era bagnatissima. Ficcò con prepotenza per vendicarsi di come lo avevo trattato e del male che gli avevo fatto. Sborrò nuovamente, stavolta dentro di me, in una decina di secondi, dopodiché, stremato, cadde a terra, bloccandomi sotto di lui.

Se ne stava, esausto e col fiatone, con la testa poggiata sul mio petto mentre io gli accarezzavo la testa come fosse un bambino da coccolare. Anche la vecchia era riuscita a prenderlo dentro e, dato che lei non attizzava il mio tipo, dovetti aspettare che la chiavata terminasse: trenta lunghi minuti d’attesa!

AUTRICE RACCONTO: Sabrina | Seguitela su → Instagram

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci un commento
Per favore inserisci un nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.